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La Sicilia è stata sempre teatro di tradizioni, usi e costumi di popoli diversi, che l’hanno soggiogata, inculcando le loro culture, nei vari secoli. Dalla Sicilia greca a quella araba, normanna, sveva ecc... Una delle infinite espressioni culturali che dall’antica Sicilia greca si è trasmessa di generazione in generazione, sino agli ultimi decenni, è il ruolo assunto da alcune donne prezzolate, che prendevano parte alle cerimonie funebri, con canti e lamenti in onore del defunto, simulando gesti d’isterismo e di disperazione, denominate PREFICHE. In questa realtà scenica, don Cicciu “u preficu” svolge, se così si può dire, le mansioni o la “professione” di preficu, per soddisfare le esigenze economiche della sua famiglia, composta di lui e dalla moglie Cruci Meli. Don Ciccio è anche un bravo poeta. Compone delle poesie a rima baciata, che va a declamare in occasione di matrimoni, battesimi, compleanni ecc... Attorno a questo personaggio umano, la cui personalità è basata sull’angoscia di non potere essere uguale a se stesso e di dovere apparire, a se e agli altri, sempre diverso da quello che è, ruotano altri personaggi che hanno lo scopo di sostenerlo, fissandone nello stesso tempo il suo ruolo principale. Concetta Barra donnone d'origine napoletana e sua figlia Nina, nata in seguito ad una lontana, ed unica, relazione in una “notte buia e tempestosa...”. Don Filippu Crescimannu, ricco commerciante con la moglie Maria Luisa e il figlio Pinù. Don Masiddu Masi, ricco farmacista, con la moglie Gina e la figlia Mariannina. Jachinu e Luigi che fanno da anelli di congiunzione tra i personaggi e le loro “storie siciliane”. Un intreccio di episodi che dalla necessità di apparire giungono al lieto fine dove i sentimenti prevalgono su tutto e tutti.
Pino Giambrone |