Il
laboratorio in atto ha come titolo "Ti cuntu - Armonizzazione del
corpo in movimento, dal Metodo alla Pratica". Il titolo mette insieme
sia un'espressione tipica della tradizione orle siciliana che il metodo Stanislavskij.
Il metodo, universalmente considerato la base di ogni atto recitativo, viene
integrato al nostro repertorio culturale. Il risultato è la messa in
scena di un testo del patrimonio locale, elaborato dai partecipanti al corso.
Il piano di lavoro è partito dalle tecniche di rilassamento: imparare
a lasciare libera la mente, a respirare per ossigenare i muscoli e allontanare
le tensioni. Questo permette di armonizzare ogni parte del corpo che si dispone
ad entrare in sinergia con il gruppo superando le proprie inibizioni. E' più
facile riconoscere la qualità di un movimento, rendere una persona
cosciente di quanto accade nel corpo rispetto ad un approccio psichico. La
persona matura e capace di “rompere” con l’esperienza precedente.
Riesce a portare avanti nella concreta situazione presente solo quelle parti
che sono necessarie. Ciò al fine di ottenere una soluzione vantaggiosa
di problemi temporanei. Si gode anche di un più grande potere di recupero.
L’associazione di una buona postura con l’equilibrio, cioè
con la tranquillità mentale ed emotiva, è un eccellente criterio
per valutare se una posizione è buona. Non sono compatibili con una
buona postura né un’eccessiva tensione muscolare né una
forte intensità emotiva, i movimenti corporei (bruschi o dolci) generano
uno stato psichico (di ansia o di equilibrio). Ma agendo sulle parti significative
del corpo, come gli occhi, il collo, la respirazione o il bacino, è
facile procurare immediatamente cambiamenti di umore sebbene superficiali.
La capacità di muoversi è importante per la stima di sé,
il movimento è alla base della consapevolezza. Comprende tutti i cambiamenti
temporali e spaziali nello stato e nelle configurazioni del corpo e delle
sue parti, quelli implicati nel respirare, mangiare, parlare, nella circolazione
del sangue e nella digestione. La sensazione, è la risposta che una
qualità materiale esterna o interna al corpo stimola nelle apposite
parti specializzate, i sensi. I sensi sono: esterni e interni. Così
come nel sentimento, ci sono sentimenti leggibili e intelligibili. L’amore,
l’odio, la paura, l’ira, l’ansia sono alcuni di questi sentimenti
o emozioni. Per percepire, vedere, ascoltare o toccare dobbiamo essere interessati,
spaventati e quindi è necessario muoversi, sentire e pensare. L’imitazione
e la rappresentazione di tutto questo sotto forma di gioco, ci riporta a quella
creatività che abbiamo lasciato dormire. Riprodurre i suoni, le cantilene
e i ritmi, riappropriarci dello spazio, essere grandi per restare bambini.
Lo svolgimento del laboratorio è volutamente pratico più che
teorico. Il laboratorio è stato aperto a tutti: attori, professionisti
e non, insegnanti, studenti. Quindi c’è apertura nei confronti
di chi ha voglia di scoprire e scoprirsi attraverso la semplicità del
gioco. Strumento indispensabile per ripercorrere e riappropriarsi dei suoni
e delle radici del territorio. Un mezzo per riassaporare in maniera diversa
lo straordinario patrimonio che abbiamo ereditato. Per raggiungere questo
obbiettivo, il percorso del laboratorio, fino ad arrivare al saggio rappresentativo
sarà questo: tecnica di rilassamento, armonizzazione del corpo, la
disinibizione, l’auteducazione, postura ed equilibrio, movimento –
sensazione – sentimento – pensiero, allenamento sulla voce –
sul ritmo e sullo spazio. Forme e volumi del corpo-psiche. |
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Raramente
si torna indietro per tuffarsi nel suono dell’infanzia, difficilmente
a freddo rammentiamo le cantilene i racconti, le nenie, le filastrocche.
Se l’odore della crema messa a raffreddare ci sorprende e non capiamo
il motivo, se riconosciamo la domenica dall’odore intenso di sugo
che esce dalle case è perché la nostra memoria olfattiva è
sempre presente. Un saggio di laboratorio non è come la rappresentazione
di un testo teatrale, è il sunto di un percorso dentro la memoria.
Siamo partiti da una filastrocca che abbiamo imparato da una bambina di
cinque anni che ha la fortuna di avere una nonna che è un patrimonio
di ricordi, grazie a lei, perché non vuole che si perda la nostra
tradizione orale, abbiamo imparato e ricordato parte della nostra infanzia.
Ma il ricordare non era sufficiente, dovevamo, per noi stessi, ritornare
in quei luoghi e non fantasticando semplicemente ma, ritrovando quei bambini
di allora, abbiamo aperto il cuore di quel bambino che ha sonnecchiato da
anni e che ora sorride felice. Abbiamo fatto un percorso introspettivo dei
personaggi della filastrocca, abbiamo costruito individualmente la loro
storia personale, e attraverso tutto questo si è improvvisamente
aperto il fiume della memoria. Siamo partiti da quello che ci sta condizionando
la vita, lo stress, per fermarci lasciandoci prendere per mano dal bambino
che dentro di noi ha voglia di riprendere a giocare. Questo è il
nostro percorso. |
P.S. Quando ritorni nel tuo mondo porta con te le preziosità di questi ricordi
e soprattutto rispetta la natura e gli animali, loro come vedi richiedono
solo questo ma in cambio, ti danno tutto quel mondo fiabesco che tu hai vissuto. |
LA FILASTROCCA |
Pepè,
pepè, pepè,
rapi a porta e viri cu c’è, c’è ‘na veccia senza
janchi,
l’havi fatti ri cuttuni, e ciamamu a lu Baruni.
Lu Baruni ha ‘gghiutu a missa, e ciamamu a la Cuntissa.
La Cuntissa frii l'ova e ciamamu a San Nicola.
San Nicola scaccia i nuciddi, e ciamamu e picciriddi.
I picciriddi anu fami, e ciamamu e mulinari.
I mulinari nunn’hanu farina, e ciamamu a la Jaddina.
La Jaddina furria furria, fici n’ouvo quanto a tia,
e lu fici caddusu caddusu, e si lu mancia stu gran Carusu. |
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